Un
partito politico è un'organizzazione la cui attività
si esplica nello spazio della vita pubblica e che, nelle
attuali democrazie rappresentative ha per "ambito
prevalente" quello elettorale.
IN SINTESI
Si intende per partito politico una associazione tra
persone accomunate da una medesima finalità politica
ovvero da una comune visione su questioni fondamentali
dello gestione dello Stato e della società o
anche solo su temi specifici e particolari.
I partiti, a seconda dell'organizzazione dello stato,
possono essere di natura pubblica o privata.
Negli Stati dove si svolgono elezioni rappresentative,
sovente i partiti politici gestiscono la selezione delle
persone che si candidano a svolgere attività
legislativa o amministrativa e ne sostengono l'elezione
tramite l'organizzazione delle liste e della campagna
elettorale.
L’origine dei partiti
I partiti nascono nel momento dell’affermazione
della democrazia e quindi quando il governo diventa
responsabile verso il voto degli elettori. M.Weber definisce
i partiti come libere organizzazioni che hanno l’obbiettivo
di guadagnare i voti. Sartori, invece, specifica la
definizione dicendo che i partiti sono dei gruppi politici
ufficializzati capaci di creare e far vincere dei leader.
Esistono due principali analisi della storia dei partiti
che guardano uno in maniera genetica l’altro in
maniera strutturale, le fasi della loro creazione.
Analisi Genetica di Rokkan
Nascita degli stati nazione
- 1° Frattura (centro/periferia e stato/chiesa),
partiti: liberali, confessionali, di minoranza..
- 2° Frattura (campagna/città e operai/industriali),
partiti: Socialisti, agrari..
Prima guerra mondiale
- 3° Frattura (moderati/estremisti) partiti: Comunisti,
Fascisti..
Le prime due fratture sono di carattere “sociale”,
sono quindi destinate a durare nel tempo, la terza invece
è di carattere strettamente politico quindi destinate
a vivere in un arco di tempo definito.
Analisi Strutturale di Duverger
- 1° Fase: Dato il suffragio limitato, i partiti
che nascono sono di natura parlamentare
- 2° Fase: Con l’apertura al suffragio universale,
le organizzazioni extraparlamentari come quelle confessionali
e sindacaliste, creano dei legittimi partiti parlamentari.
- 3° Fase: Data l’insoddisfazione di gran
parte dell’opinione pubblica nei confronti del
parlamento, nascono dei nuovi partiti extraparlamentari
ma anche antiparlamentari, con l’intento di conquistare
il parlamento per poi annullarlo, ma la storia mostra
che poi quando questi partiti sono arrivati al parlamento,
si sono limitati a tenerlo sotto il loro controllo.
CENNI STORICI
Se il partito in quanto tale nasce con la rivoluzione
inglese del ‘600, è solo con il diffondersi
della rivoluzione industriale, e conseguentemente con
la formazione di una società di massa e l'allargamento
del suffragio elettorale fino ad essere universale,
che i partiti si affermarono nel senso specifico della
forma attuale, ossia caratterizzati da: un'organizzazione
territorialmente diffusa, con un sistema di comunicazione
tra centro e periferia; la volontà di ottenere
il potere locale e centrale; la ricerca del sostegno
popolare.
I partiti politici si ditinguono generalmente in partiti
di centro, destra e sinistra. Questa distinzione trova
la sua origine nella collocazione dei deputati negli
emicicli parlamentari. Già dal tempo della Rivoluzione
Francese, il centro era sinonimo di "moderazione",
la destra di "conservazione" e la sinistra
di "progresso". Nella storia politica europea,
ed in particolare quella italiana, dalla metà
dell'800 agli inizi del '900 la scena politica era dominata
da partiti politici tutti di stampo "liberale".
Tali partiti, in quanto espressione dei ceti sociali
medio-alti, erano attenti, in particolar modo, a ridurre
il potere statale ed ad accentuare la libera iniziativa
locale. In alcuni casi, come nell'Italia della legge
delle guarentigie, "liberale" era anche sinonimo
di "anticlericale", mentre i partiti "conservatori"
erano "clericali", cioè contrari a
ridurre l'ingerenza della Chiesa negli affari temporali.
I "liberali" erano comunemente espressioni
delle elite cittadine e della nascente classe borghese,
i "conservatori" dei latifondisti e proprietari
terrieri.
Con la crescita del proletariato, composto soprattutto
da piccoli artigiani, braccianti ed operai, cominciano
a diffondersi le teorie socialiste che troveranno, poi,
in Karl Marx il loro più compiuto teorizzatore.
Nasce così l'idea di uno Stato laico, se non
ateo, svincolato dalla tradizione borghese, unico detentore
del potere e attento ad assicurare la più completa
uguaglianza tra i cittadini. Ben presto i marxisti si
distinguono in una componente socialista o social-democratica
ed una comunista. La prima più rispettosa delle
scelte dell'individuo nella sfera personale (famiglia,
scuola, religione) e più attenta al coinvolgimento
democratico dei cittadini, la seconda più convinta
del ruolo indispensabile dello Stato e del Partito di
guida dei cittadini. Tanto gli uni quanto gli altri
si sono fatti convinti assertori della distribuzione
delle terre ai contadini, della netta separazione tra
Chiesa e Stato, della collettivizzazione delle imprese
e di un convinto internazionalismo. I partiti socialisti
e poi i comunisti in particolare si assunsero il compito
di far sentire la voce dei lavoratori, perseguendo l'obiettivo
di cambiare a loro favore la società e il sistema,
secondo le direttive generali del movimento socialista.
Negli stati di tradizione cattolica, come l'Italia,
accanto ai partiti liberale, conservatore, socialista,
socialdemocratico e comunista, sono nate formazioni
politiche variamente denominate (cristiano-democratico,
cristiano-sociale, popolare), ma tutte accomunate da
una politica ispirata alla dottrina sociale della Chiesa
cattolica. Tali partiti, soprattutto nella seconda metà
del XX secolo, sono stati, spesso, al governo ( Italia,
Francia, Belgio, Lussemburgo, Germania, Olanda, Austria
). Si sono caratterizzati per una politica conservatrice
in campo morale (contrari all'aborto, alla legalizzazione
delle droghe), liberale in campo economico e politica
estera (favorevoli al libero mercato, all'Unione Europea,
alla Nato), ma hanno saputo, anche dimostrare, al fine
di contenere i partiti socialisti e comunisti, una marcata
attenzione alle questioni sociali.
Sul finire del XX secolo, in Italia, come nel resto
d'Europa, sono andate diffondendosi nuove "culture
politiche". La "rivoluzione giovanile"degli
anni '60-'70 ha imposto le problematiche femminili e
dell'ambiente. Le "femministe", convinte sostenitrici
dell'emancipazione delle donne, hanno trovato facile
accoglienza nei partiti liberali e socialdemocratici,
un po' meno in quelli conservatori, cristiano-democratici
e comunisti. La "cultura ambientalista" ha
trovato sbocco nelle associazioni ambientaliste (WWF,
Greenpeace, Legambiente) e in nuovi partiti politici,
spesso denominati Verdi.
Nel frattempo, il tentativo di resistere al potere statale
ed imprenditoriale ha determinato la nascita di partiti
autonomisti e federalisti. Alcuni di questi (come la
Südtiroler Volkspartei) sono nati per rappresentare
di minoranze linguistiche o etniche.
ORGANIZZAZIONE
I partiti si distinguono a livello organizzativo a secondo
di una struttura più o meno verticistica, più
o meno movimentista. I partiti di stampo socialista
e comunista, nonché quelli post-fascisti, si
sono, nel corso degli anni, contraddistinti per la presenza
di ampi organi assembleari e ristretti gruppi dirigenziali.
Spesso i vertici del partito non venivano scellti direttamente
dagli iscritti o dalle assemblee congressuali, ma dagli
uffici di presidenza. Altri partiti, invece, hanno fatta
propria una prassi più "democratica",
attenta cioè a favorire il coinvolgimento della
base nelle decisioni di vertice.
Partiti organizzativi e partiti elettorali
La distinzione più semplice tra i diversi tipi
di partito ne prevede due: il partito organizzativo
e quello elettorale. I partiti organizzativi di massa
si assumevano il compito di preparare le masse lavoratrici
ad avere coscienza di sé, assumendosi le proprie
responsabilità storiche. Le strutture erano sostenute
da funzionari stipendiati grazie a quote regolari pagate
dagli iscritti. I partiti di questo tipo furono dunque
partiti militanti. I partiti elettorali di massa, pur
essendo articolati come i primi, non hanno finalità
alternative al sistema vigente, ma si collocano all'interno
di esso, ricercando il consenso elettorale che permetta
di raggiungere il potere e migliorare così gradualmente
la società.
L'organizzazione secondo Duverger
Un categorizzazione tradizionale, ma sempre efficace,
delle forme di organizzazione partitica risale al costituzionalista
e politologo Maurice Duverger, che ne distingue quattro:
- comitato: i partiti di comitato, come sono ancora
i partiti degli Stati Uniti, sono spesso considerati
i diretti discendenti dei "partiti dei notabili"
ottocenteschi. I comitati sono strutture flessibili
e non permanenti che si attivano per raccogliere fondi
e voti in vista di tornate elettorali o altre occasioni
di questa rilevanza .
- sezione: la sezione è tipica dell'organizzazione
territoriale stabile dei partiti socialisti; munita
di propri quadri e collegamenti, la sezione serve ad
ampliare la base del partito, finanziarlo mediante la
quota d'iscrizione dei militanti, curare la propaganda
e l'indottrinamento.
- milizia: la milizia è la forma organizzativa
peculiare dei partiti generalmente detti fascisti, caratterizzata
dalla struttura fortemente gerarchica e paramilitare,
facilmente mobilitabile per l'attacco violento contro
eventuali avversari.
- cellula: la cellula è lo strumento classico
dei partiti comunisti, che mediante le cellule disseminate
nelle industrie saldano la propria organizzazione al
mondo degli operai e ne diventano parte integrante.
- circoli: anche se non rientrante nella classificazione
di Duverger, molti partiti contemporanei, soprattutto
quelli di stampo moderato, liberale o centrista fanno
uso dei c.d. "circoli", strutture presenti
sul territorio, ma con una presenza meno strutturata
ed onnicomprensiva di quella delle sezione, spesso,
infatti, si occupano non dell'intero agire politico,
ma solo di singole tematiche. Possono essere considerati
uno stadio intermedio tra sezione e comitato.
Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_politico
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